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Camorra Ponticelli, le dichiarazioni del pentito spiegano come nacque “l’era dei Bodo”, dopo la resa dei Sarno

Luciana Esposito di Luciana Esposito
25 Giugno, 2020
in Cronaca, In evidenza
0
Il nuovo linguaggio in codice della Camorra
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Nel 2013, in seguito al declino del clan Sarno, consequenziale al pentimento dei fratelli Sarno e delle figure cardine del sodalizio camorristico nato nel rione De Gasperi di Ponticelli, un nuovo clan colmò quel vuoto di potere, facendo irruzione nella scena camorristica di Napoli est: il clan De Micco. 

Frutto del livore criminale di Marco De Micco che, forte dell’aiuto dei fratelli Salvatore e Luigi, riuscì ad imporsi fino a colmare il vuoto di potere generato dall’uscita di scena dei Sarno, dando il via ad una nuova era camorristica che, di fatto, ha dato un taglio netto al passato, sotto numerosi aspetti.

I De Micco, ben presto vennero soprannominati “i Bodo” – questo il soprannome di Marco, fondatore del clan – introducendo un nuovo gergo camorristico, oltre a linguaggi in codice inediti: dai tatuaggi scalfiti sulla pelle in segno di fedeltà ai social network utilizzati per ostentare potere ed incutere timore ai clan rivali. Giovani, irriverenti, pronti a tutto pur di seguire il leader, Marco De Micco, quello dei “Bodo” è stato il primo clan 2.0 della storia camorristica di Ponticelli.

Il primo collaboratore di giustizia del clan De Micco “Bodo” di Ponticelli,  Domenico Esposito detto ’o cinese,  ha permesso agli inquirenti della Procura antimafia di stabilire quando ebbe inizio l’era dei De Micco a Ponticelli. Il “clan dei tatuati”, in precedenza costola dei Cuccaro di Barra a Ponticelli, si resero autonomi praticando estorsioni a tappeto.

Ecco la deposizione del collaboratore di giustizia:

“Le prime estorsioni che abbiamo fatto noi direttamente sono state quelle del giro di Pasqua 2013. Prima, e mi riferisco in particolare al giro di Natale, delle estorsioni si occupavano direttamente persone dei Cuccaro, che introitavano i ricavi.
Per quanto riguarda il giro di Natale, ricordo che l’estorsione al pub “El Pable” di via Argine fu compiuta da Angelo Busiello, il quale prese 1.000 euro su incarico di Marco De Micco, che consegnò direttamente ai
Cuccaro. Il dialogo tra Busiello e De Micco avvenne in mia presenza. Lo stesso Busiello mi ha poi confermato di essere andato un paio di volte al pub per ritirare l’estorsione…Al giro di Pasqua ho partecipato anche io. Ho preso dei soldi da un garage di camion e ho ritirato insieme a Enea De Luca 2.000 euro. Ricordo che c’è anche un sistema di videoriprese. I soldi li ho materialmente consegnati qualche giorno dopo, all’esito di un paio di visite”.

Anche il pentito Rocco Capasso ha svelato agli investigatori il sistema delle estorsioni del clan De Micco: ”C’era un lista delle estorsioni, la teneva Davide Principe. Gli esattori eravamo io, Pasquale Carbone e Maurizio Marrutzu. Alcuni pagavano tre volte l’anno ovvero a Natale, Pasqua e a Ferragosto. Altri invece tutti i mesi, altri ancora ogni settimana. Io andavo in una ditta di autotrasporti ogni mese e ci dava 500 euro. il gestore di una sala slot invece ci dava 1300 euro.
Anche gli spacciatori e chi vendeva le sigarette di contrabbando pagava 500 euro al mese. Mentre quello che vendeva le bibite invece ne pagava mille. E c’era anche un negoziante che pagava attraverso un intermediario mille euro tre volte l’anno”.

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