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31 gennaio, San Ciro: la storia del medico diventato santo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
31 Gennaio, 2017
in Arte & Spettacolo, In evidenza
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31 gennaio, San Ciro: la storia del medico diventato santo
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254099-600x400 San Ciro è uno dei santi più venerati nella nostra regione, ed è Patrono delle città di Portici, Castellammare (con san Catello), Atena Lucana, Frattamaggiore, Avellino, Nocera Superiore ed infine di Vico Equense dove è copatrono con san Giovanni.

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San Ciro nacque nel III secolo ad Alessandria d’Egitto, era un medico valente, studiò medicina nella sua città. Divenuto medico in quella scuola, dirigeva quello che ora noi chiamiamo un ambulatorio, dove venivano curati soprattutto i poveri.

Praticando l’arte della medicina si guadagnò l’appellativo di medico anargiro, cioè senza argento, come anche i medici Cosma e Damiano che, secondo la tradizione, esercitarono la medicina gratuitamente, Ciro infatti, prestava le proprie cure a tutti, soprattutto ai poveri, ai quali non veniva chiesta alcuna ricompensa in cambio.
In quel tempo ad Alessandria, oltre i medici, vi erano anche molti tra astrologi, maghi e indovini, spesso causa di disordini e rivolte. L’imperatore Diocleziano, che da poco aveva sedato la rivolta di Achilleo VIII, cominciò a perseguitarli, non facendo alcuna distinzione tra medici e maghi.

Ciro fu costretto quindi a lasciare la città e si ritirò in Arabia, a est del fiume Nilo.

Nella solitudine poté dedicarsi totalmente alla preghiera e alla meditazione, dando origine a quella forma di vita monastica di cui, in seguito, S. Antonio Abate sarà considerato il fondatore.
Giovanni, nato ad Edessa fu il suo primo discepolo, un ex soldato, che aveva militato nell’esercito romano e che, convertitosi alla fede cristiana aveva poi lasciato.
Con San Ciro per quattro anni, si dedicò anche lui alla preghiera e alla meditazione, e,  quando il suo maestro decise di tornare ad Alessandria, lo seguì.

La persecuzione di Diocleziano imperversava e anche nelle cittadine vicine, dove i cristiani venivano imprigionati, minacciati e condannati a morte.

Ecco come avvenne il loro martirio. Ai due monaci eremiti giunse notizia che nella città di Canopo, a pochi chilometri a est di Alessandria d’Egitto, alcune fanciulle, Eudossia di 11 anni, Teodora di 13 e Teoctista di 15, erano state arrestate insieme con la loro madre Atanasia, con l’accusa di essere cristiane. Temendo che la minaccia delle feroci torture intimidisse le donne, i due monaci si recarono in città per sostenerle nella loro fede e nella loro testimonianza. Il governatore, accortosi di loro, li fece imprigionare e durante il processo tentò di corromperli con la promessa di ricchezze e onori. Ma vedendoli fermi nella fede, li sottopose ad ogni genere di supplizi. Anche le quattro donne resistevano con fortezza nella testimonianza della loro fede. Alla fine furono decapitate e la stessa sorte toccò a Ciro e al suo discepolo Giovanni.

Qui vennero bastonati, bruciati con fiaccole e, per straziarli dal dolore, le loro carni piagate furono cosparse di aceto e sale.
La tradizione ci racconta che San Ciro sia stato immerso nella pece bollente e che, essendo sopravvissuto a questo supplizio, sia stato successivamente decapitato.  

Il martirio avvenne il 31 gennaio 303 (o 312, come alcuni storici sostengono).

I cristiani raccolsero i corpi dei martiri e li seppellirono in una basilica eretta in onore di San Marco.

I loro corpi furono sepolti ad Alessandria nella Basilica di San Marco Evangelista, dove rimasero per circa un secolo venerati come grandi taumaturghi dal popolo cristiano. Dopo un secolo, le reliquie di San Ciro furono traslate a Menuthis, una cittadina a pochi chilometri a est di Alessandria.

Secondo una leggenda: “San Ciro è un martire: gli tagliarono la testa e lui continuò a camminare, come un capitone, che infatti è il piatto tipico della ricorrenza.”

 San Ciro era invocato nei naufragi, nei lavori dei campi e nelle varie malattie (cefalee, oftalmie, otiti, dolori allo stomaco e al petto, piaghe, paralisi).

I marinai cristiani di Alessandria diffusero il culto di San Ciro in tutto il mondo, anche a Roma e a Napoli, dove abbiamo testimonianze preziose della loro presenza benefica.
Oggi, mentre ad Alessandria c’è solo il ricordo di San Ciro con una località che si chiama appunto Abu-Kir (Abba Ciro), la presenza di San Ciro con il suo discepolo Giovanni è ancora viva a Roma, a Napoli, (soprattutto a Portici), in Puglia, in Sicilia. 

 

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