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“Una volta ci deportavano, oggi lasciano che ce ne andiamo da soli.”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
14 Settembre, 2015
in News
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“Una volta ci deportavano, oggi lasciano che ce ne andiamo da soli.”
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onlus-I-ken
Napoli, settembre 2005, la Sinistra italiana, si apprestava ad intraprendere una stagione politica molto interessante ed avvincente, Fausto Bertinotti con Romano Prodi avevano ipotizzato una sinistra di Governo capace di riformare il Paese da quel ventre molle che affondava le radici del potere romano del dabenismo clerico fascista che trovava nel cardinale Ratzingher la sua massima espressione omofoba.
Erano trascorsi circa 10 anni dal primo Pride di Roma, era passato il giubileo ed il pride Mondiale del 2000, con la dichiarazione di Roma “città SACRA ai cristiani, profanata dai froci”.
Nel mondo, ad Oriente, spirava un vento di integralismo sui talebani, mentre in America latina ed in nord America si aprivano grandi contraddizioni etiche in materia di diritti umani, tra un centro-sud America avanguardista ed un nord-America in cui gli stati Uniti erano alla ricerca di un neoliberismo che si sarebbe, poi, dimostrato la causa della fine del secondo millennio, sepolto dalle bolle economiche e dalle macerie delle torri gemelle di New York City.
Oggi, guardare al passato cercando di capire cosa ci avesse spinto a fondare i-Ken e quale contesto, quale prospettiva di futuro avessimo di fronte è quasi impossibile, ma ci provo.
Certamente posso affermare che eravamo immersi in un mantra finanziario che sosteneva che “i soldi generano soldi, anche se sono a debito” e che era possibile fare tutto.
Forse questa illusione agevolò il sogno e rese possibile la sfida.
Per alcuni di noi, poi, la vittoria dello schieramento L’Unione di Romano Prodii e l’elezione in parlamento di Vladimir Luxuria furono la garanzia che in Italia, anche per le persone gay, lesbiche e trans, qualcosa potesse cambiare.
In quel principio di autunno, in Iran accadde, un fatto molto grave, almeno per noi: furono impiccati due ragazzi minorenni accusati di essere omosessuali.
Le immagini girarono il mondo ed io riunii un gruppo di amici.
Da quella giornata ci sentimmo chiamati ad associarci quasi naturalmente ed a costituire un gruppo che poi sceglierà di prendere il nome di “i-Ken”.
Le motivazioni di questo nome e del logo, una bellissima saponetta rosa sono racchiusi in pochi concetti:
1) Nome trans gender: la pronuncia e la scrittura non coincidono nel significato.
Tutto ciò che nasce può essere sempre differente dalla apparenza e dall’appartenenza ad un costrutto sociale predeterminato su conoscenze non “in divenire” con la storia dell’umanità. Infatti, la parola” i-Ken”, ascoltata, ha il significato inglese di “io posso” che ne determina un apparente significato alla superficie chiaro, ma nella scrittura indica una lettura plurale. La “I” indica la pluralità delle soggettività, ma può indicare anche il legame alle nuove tecnologie della information tecnology. Già nel 2005 sentivamo indispensabile lo strumento della rete dei propri pensieri come luogo naturale.
Il nome proprio “Ken” ci suscitava ricordi che potessero spaziare dal guerriero, all’amico gay di Barbie alla semplice soggettività (“Ciao, sono Ken e sono gay!”).
Quindi una mutevole lettura non predeterminata né incasellata, volevamo un abito da personalizzare e dove necessariamente sparisse la condizione gay come etichetta politica, come categoria antropomorfa o politico e sindacale, ritenuta più che una fonte di orgoglio una gabbia sociale e culturale imposta da una società omofoba e bigotta tanto a destra quanto a sinistra, almeno in Italia e dalla quale volevamo liberarci, perché prima di tutto persone, uomini e donne portatori di idee e di vite non rispettate.

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2) Il logo: una saponetta rosa, un non simbolo gay, ma al tempo stesso un oggetto denso si di richiami a partire dal luogo principale della discriminazione omofobica lo spogliatoio e la doccia, ma anche e soprattutto un elemento sinestetico per la didattica, che rompeva la logica binaria del genere legato al colore, il rosa come luogo di tutte e tutti, un oggetto da toccare, possedere, mostrare. La saponetta s’impose in pochissimo tempo nell’opinione pubblica, come un simpatico gadget di un’associazione sconosciuta che in breve tempo riuscì a superare nell’immaginario collettivo anche della comunicazione l’univocità delle associazioni storiche che avevano un nome che conteneva, invece quel richiamo a quella gabbia o quel ghetto costruito attorno a quel sostantivo “GAY” che aveva adombrato per decenni le persone da una politica.
La saponetta voleva e vuole, ancora oggi, comunicare un messaggio popolare, semplice, domestico, familiare che potesse dire che come il sapone è nelle case di tutte le famiglie anche le persone omosessuali lo sono. Anche se qualche volta siamo nascoste, proprio come le saponette nei cassetti, e la nostra vita da profumo alle nostre famiglie e se non lo fa è per paura, I-Ken incita ad inebriare (venendo fuori) la vita dei loro familiari attraverso l’amore e l’impegno sociale.
I-Ken è quel luogo dove anche una semplice saponetta scopre di poter realizzare la propria felicità se lo vuole, perché il cambiamento è affidato a ciascuno e ciascuna di noi, che da solo non può e che quindi deve associarsi ad altre persone per cambiare la vita dei tanti e delle tante che vivono nella paura e nell’esclusione.
I-Ken è un’associazione di promozione ed utilità sociale non lucrativa, lavora con tutte e tutti a prescindere da qualsivoglia condizione personale ed ha scelto di non essere un’associazione trans. Abbiamo sempre ritenuto che le soggettività transgender, come soggettività eterosessuali, avessero necessità di un protagonismo nella lotta dei diritti delle persone trans autonoma dall’orientamento sessuale omosessuale. E’ sbagliato, almeno per noi, che una persona eterosessuale, solo perché biologicamente nata del genere diverso da quello sentito venisse rappresentat* come soggettività LGB.
Così è come loro ci vorrebbero vedere ma come non siamo, noi siamo, dunque, dobbiamo cambiare.
Tuttavia, questa scelta politica non c’impedisce o preclude la partecipazione delle persone trans gender alle nostre attività, come non è preclusa l’associazione di parenti ed amici delle perone LGT.
I-Ken, ritenendo che la battaglia per la piena cittadinanza delle persone omosessuali passasse dalla piena realizzazione degli interessi soggettivi, partendo dal pieno soddisfacimento del riconoscimento pubblico che può venire dalle istituzioni e dallo Stato, ha scelto una semplice definizione degli ambiti d’intervento che creassero da subito intese con enti civili e religiosi.
Abbiamo lavorato in questi anni, affinché da tali relazioni ne discendesse una dignità pubblica di una particolare condizione personale ancora interpretata come stigma sociale di cui vergognarsi piuttosto che come una variabile naturale della personalità, condizione necessaria per la pluralità e per il “meticciato sociale”.
Abbiamo lavorato all’emersione dei bisogni sociali inespressi delle persone e non al contenimento del loro svago.
Per questo abbiamo costruito assi e traiettorie di lavoro con progetti stabili che rappresentano una buona prassi nazionale e per le regioni a convergenza 1 e che parlassero ai bisogni culturali e sociali delle persone, prima che agli interessi ricreativi.
Ad onor del vero, dal 2007, I-Ken ha partecipato al dibattito nazionale sul Pride e nel 2009 ha svolto il primo Pride nella città di Napoli che, da quella data, ha una sua manifestazione stabile ed autonoma.
Di seguito, i nostri ambiti di lavoro:
1. Cultura

Convegni
Festival internazionale di cinema OMOVIES
Candelora Day – la tradizione di Montevergine

2. Educational

Progetti contro il bullismo omofobico e le discriminazioni
Liberi Tutti
Bfree
ovovie@school

3. Socio assistenziale

Sportello LGT i Ken Napoli con CGIL Napoli
Sportello LGT i Ken Avellino con CGIL Avellino
Centro Antiviolenza – Casa di Pronto Soccorso la Casa d’i Ken

4. Pride

Promozione ed organizzazione del Roma Pride 2007
Promozione ed organizzazione del Bologna Pride 2008
Promozione ed organizzazione del primo Pride cittadino 2009
Promozione ed organizzazione del secondo Pride Nazionale 2010
Promozione ed organizzazione del secondo Pride cittadino e primo regionale 2011
Promozione ed organizzazione del terzo Pride cittadino di area metropolitana e regionale 2012
Promozione ed organizzazione del quarto Pride cittadino e secondo regionale 2013
Promozione del primo Pride del Mediterraneo 2014

5. Candelora di Montevergine

Promozione ed organizzazione dal 2007 ad oggi.
Grazie ai molteplici impegni ed ai grandi successi ottenuti, molti sono stati i riconoscimenti istituzionali ricevuti da I-Ken, che, rappresentata dal suo Presidente, ha fatto parte di alcune commissioni speciali, tavoli tecnici e/o gruppi di lavoro che hanno portato in pochissimi anni l’associazione in contesti istituzionali accanto alle più grandi e strutturate associazioni LGBT e non solo.
Oggi, I-Ken guarda al futuro cercando di coniugare fabbisogno sociale con formazione all’autoimpiego, puntando sul territorio e sul Mezzogiorno come opportunità di riscatto.
La nostra sfida di questi tempi è creare le condizioni per arginare l’emorragia continua della migrazione dei cittadini gay e lesbiche verso regioni in cui i diritti civili siano riconosciuti per tutte e tutti allo stesso modo in una migrazione per il lavoro che segue la rotta della fuga dalla discriminazione istituzionale.
Lottiamo per fermare questa emorragia di saperi.
Una volta, ci deportavano, oggi lasciano che ce ne andiamo da soli.
L’effetto è lo stesso dell’oblio del periodo fascista, l’obiettivo è lo stesso: svuotare il Paese dalle persone omosessuali con capacità riformista e nel frattempo tollerare le persone invisibili, perché rese “innocue” dalla paura.
Anche contro questa forma variata di razzismo I-Ken oggi combatte e si pone come luogo partecipato, libero e connesso, mai come alternativa, ma come idea complementare di un cambiamento necessario delle Istituzioni del Paese, del modo di pensare delle persone, di partecipazione alla cittadinanza attiva delle persone alla Repubblica.

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