La giornalista napoletana premiata a Otranto per il suo impegno nel racconto della camorra e dei territori più difficili. Un riconoscimento che arriva dopo anni di inchieste, intimidazioni e battaglie per il diritto di raccontare la verità.
La Caravella del Mediterraneo 2026 assegnata a Luciana Esposito.
La giornalista napoletana, direttrice di Napolitan.it, è stata premiata il 4 settembre a Otranto, nella serata conclusiva della 18ª edizione del Festival Giornalisti del Mediterraneo, manifestazione organizzata da Tommaso Forte con Nicola Fragassi, Leda Cesari e Rosaria Bianco, in partnership con il Comune di Otranto.
Un riconoscimento che arriva insieme a quelli assegnati a Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes, a Iacopo Luzi, corrispondente dalla Casa Bianca, al generale Armando Franza, al giornalista palestinese Alhassan Selmi, a Claudio Antonelli, vicedirettore di 24Ore NextMed, e a Leonardo Zellino, inviato del Tg1.
Alla giornalista americana Shelly Kittleson è stato invece attribuito il premio speciale per la libertà di stampa.
Una Caravella che parte da Napoli Est
Il riconoscimento a Luciana Esposito assume un significato particolare perché arriva da un festival che quest’anno ha messo al centro proprio alcune delle grandi questioni che attraversano il giornalismo contemporaneo: la libertà di stampa, la sicurezza dei reporter, la disinformazione, l’intelligenza artificiale, la censura e i tentativi di delegittimazione dell’informazione.
Ed è difficile non vedere, dentro questa scelta, il percorso di una cronista che da anni ha trasformato Napoli Est e Ponticelli in un osservatorio privilegiato sulle dinamiche della criminalità organizzata.
Luciana Esposito è la direttrice di Napolitan.it e da anni racconta clan, vittime, famiglie, processi, intimidazioni e trasformazioni sociali di territori spesso raccontati soltanto attraverso la cronaca nera.
Un lavoro che nel tempo ha prodotto anche conseguenze personali pesanti.
Nel maggio 2025 è stata sottoposta a una misura di protezione con scorta, dopo anni di minacce e intimidazioni legate alla sua attività giornalistica. La sua vicenda è stata raccontata anche da PresaDiretta, che nel febbraio 2026 ha dedicato un approfondimento ai giornalisti italiani costretti a vivere sotto protezione per aver raccontato la criminalità organizzata.
Non soltanto una giornalista sotto scorta
Il rischio, quando si racconta una storia come quella di Luciana Esposito, è fermarsi alla scorta.
Ma la scorta è soltanto l’ultima conseguenza di una storia professionale molto più lunga. Prima della protezione armata ci sono state le inchieste, i nomi raccontati quando pronunciarli significava esporsi, le vittime che rischiavano di essere dimenticate, le denunce, le testimonianze, i processi seguiti da vicino e quelle storie di periferia che spesso arrivano sui giornali nazionali soltanto quando diventano tragedie.
Nel gennaio 2026 Napolitan ha raccontato, per esempio, come la testimonianza della giornalista fosse stata utilizzata in un procedimento che ha portato alla condanna di tre affiliati al clan De Micco per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
E ancora nel corso del 2026 Esposito ha continuato a documentare episodi e vicende legate alla criminalità organizzata di Napoli Est, nonostante la condizione di sicurezza nella quale è costretta a vivere.
Il significato di quel premio
La Caravella del Mediterraneo non arriva dunque semplicemente a una giornalista che racconta la camorra.
Arriva a una cronista che ha continuato a farlo quando raccontare aveva smesso di essere soltanto un lavoro ed era diventata una scelta di responsabilità.
È questo, probabilmente, il significato più forte del riconoscimento, perché la libertà di stampa non si misura soltanto nella possibilità di pubblicare una notizia, ma anche nella volontà di continuare a farlo quando quella notizia può provocare una reazione.
Il Festival Giornalisti del Mediterraneo ha scelto di inserire Luciana Esposito accanto a professionisti impegnati ogni giorno su scenari internazionali, guerre, geopolitica e grandi trasformazioni dell’informazione.
È un modo per ricordare che la difesa della libertà di stampa non riguarda soltanto chi lavora nelle zone di guerra, ma può riguardare anche una periferia italiana.
Una strada di Ponticelli, un’inchiesta sulla camorra, una giornalista che decide di continuare a scrivere.
Da Otranto a Napoli
La Caravella torna idealmente a Napoli.
E porta con sé un messaggio semplice, ma tutt’altro che scontato: raccontare la criminalità organizzata significa anche raccontare le persone che provano a liberarsi dal suo condizionamento.
Significa dare un nome alle vittime, illuminare ciò che qualcuno vorrebbe lasciare nell’ombra, continuare a fare domande anche quando sarebbe più facile smettere.
La scorta protegge una giornalista. Un premio, invece, può ricordare a tutti perché quella giornalista ha bisogno di essere protetta.
E la Caravella del Mediterraneo 2026, per Luciana Esposito, racconta proprio questo: il valore di un giornalismo che non ha scelto la strada più comoda, ma quella che porta dove spesso gli altri preferiscono non guardare.








