Ennesimo incendio nel corso del pomeriggio odierno, martedì 16 dicembre, nel quartiere napoletano di Ponticelli, già teatro di recente di diversi episodi analoghi.
In fiamme un locale adibito a palestra in via Esopo. Sul posto i vigili del fuoco che hanno tempestivamente domato le fiamme. Indagini in corso per far luce sull’origine dell’incendio ed appurare un’eventuale matrice dolosa.
Un episodio che ha concorso a rendere il clima ancora più incandescente tra le strade del quartiere, e non solo per merito delle fiamme.
Proprio perché, negli ultimi tempi, nel quartiere si sono susseguiti diversi incendi che hanno danneggiato delle attività commerciali, il timore dei cittadini è che si tratti di azioni dolose a scopo intimidatorio, in vista delle estorsioni di Natale.
Il quartiere è presidiato e militarizzato dal sempre più nutrito gruppo di soggetti confluiti nel nuovo assetto organizzativo adottato dal clan egemone da diversi mesi e che sembra aver introdotto una nuova politica che ha concorso a seminare paura e rassegnazione tra i cittadini.
Pestaggi a scopo dimostrativo, scorribande armate con l’intento di marcare il territorio e soprattutto estorsioni a tappeto. Mai come negli ultimi mesi, a Ponticelli si registra un’escalation di estorsioni, senza precedenti. Le richieste estorsive non riguardano solo imprenditori e commercianti, ma anche figure professionali che fino a poco tempo fa godevano di una sorta di immunità, come “i magliari”: soggetti dediti alle truffe ed altri espedienti che spesso operano fuori regione e che proprio per questo non venivano coinvolti nelle dinamiche interne al quartiere. Ora lo scenario sembra radicalmente cambiato, il clan starebbe imponendo onerose tangenti a tutti i soggetti dediti alle pratiche illecite residenti a Ponticelli, a prescindere dal fatto che “pratichino il mestiere” tra le strade del quartiere o meno.
Anche i venditori ambulanti di merce a basso costo e soggetti dediti alla vendita di cibi e bevande in magazzini abusivi, al pari di coloro che gestiscono attività lecite in maniera illecita – come i gestori di garage o di autolavaggi abusivi – sono tenuti a pagare il pizzo al clan. Contrariamente a quanto accadeva fino a quando erano i fratelli De Micco a ricoprire il ruolo di capoclan.
I tempi sono cambiati, gli scenari sono cambiati: questo ormai è palese ed è soprattutto la nuova politica legata al business delle estorsioni a sottolinearlo in maniera evidente. Uno scenario che continua a suscitare vivo malcontento soprattutto tra i soggetti taglieggiati che rischiano la vita fuori regione per “portare a casa il pane”.
Un altro segno distintivo che potrebbe essere destinato ad ufficializzare la rottura con la politica passata potrebbe essere rappresentato proprio dalle azioni dimostrative-ritorsive inscenate per piegare i soggetti finiti nel mirino del clan alle nuove logiche malavitose, qualora venisse confermata la matrice dolosa degli ultimi eventi. Una strategia in netta antitesi con la politica che ha segnato l’era dei fratelli De Micco, restii a compiere azioni che richiamavano l’attenzione, mostrandosi più propensi ad entrare in azione solo quando era “necessario fare i morti”. Senza dimenticare le due bombe indirizzate al parcheggiatore del Bingo di Cercola nei mesi scorsi, proprio perché l’utilizzo di ordigni – fino a quel momento – è sempre stato un marchio distintivo dei Minichini-De Luca Bossa.
Qualora le indagini in corso dovessero confermare il quadro che agli occhi dei cittadini appare ormai chiaro da mesi, Ponticelli si troverebbe a vivere l’inizio di una nuova era camorristica, forgiata a immagine e somiglianza di soggetti che hanno rapidamente conquistato un ruolo di spessore nel contesto malavitoso, arrivando perfino a mettere all’angolo i fratelli De Micco.










