Gli ospedali migliori d’Italia si trovano principalmente in Lombardia e Veneto. La classifica prende in esame otto aree cliniche fondamentali: cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, chirurgia generale, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare e nefrologia.
La valutazione è stata condotta utilizzando il “treemap”, uno strumento statistico che sintetizza la qualità delle prestazioni ospedaliere e permette di confrontare le strutture in maniera chiara e immediata.
Dalla classifica emerge come le strutture lombarde e venete si distinguano per eccellenza nella maggior parte delle specialità, grazie a standard elevati di organizzazione, professionalità del personale e dotazioni tecnologiche. Questo risultato conferma una tendenza già osservata negli anni precedenti: le regioni del Nord Italia continuano a offrire cure di livello superiore rispetto alla media nazionale.
Il report mette inoltre in evidenza aree di miglioramento per le altre regioni, sottolineando come investimenti in personale, formazione e infrastrutture possano ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso a cure di alta qualità. La classifica rappresenta così uno strumento utile per cittadini, operatori sanitari e decisori pubblici per orientare scelte, priorità e politiche sanitarie.
In sintesi, il monitoraggio annuale conferma che il sistema ospedaliero italiano può contare su eccellenze distribuite soprattutto nel Nord, ma evidenzia anche l’importanza di un impegno costante per garantire standard elevati su tutto il territorio nazionale.
Il rapporto 2025 di AGENAS conferma una fotografia a tinte nette del sistema sanitario italiano: le migliori strutture ospedaliere sono per lo più concentrate nel Nord e nel Centro‑Nord, mentre al Sud la situazione resta critica. Dei 1.117 ospedali valutati, solo 15 strutture raggiungono risultati “alto” o “molto alto” in almeno 6 aree, e addirittura soltanto due centri ne raggiungono 8 su 8.
All’estremo opposto, quasi 1 ospedale su 5 in Italia (circa il 22%) non supera i criteri di qualità e risulta segnalato per un processo di revisione.
Nel panorama nazionale, la regione Campania non è priva di meriti: l’A.O.U. Federico II di Napoli risulta l’unico ospedale campano inserito tra le strutture top d’Italia, con 7 aree cliniche su 8 valutate come “alto/ottimo” secondo l’ultimo rapporto. Tuttavia, il bilancio regionale è cupo per molti altri ospedali: la stessa AGENAS segnala che 51 strutture in Campania, pubbliche e private, sono state “rimandate”: ovvero non hanno raggiunto i requisiti minimi di qualità e sono soggette a controlli e audit.
Una delle criticità più marcate riguarda la dotazione di risorse: secondo un’analisi comparata europea, la Campania presenta un numero di medici attivi, infermieri e posti letto per 10.000 abitanti inferiore alla media nazionale. La diminuzione dei letti ospedalieri tra il 2018 e il 2022 si è abbassata più drasticamente qui rispetto alla media italiana, aggravando problemi di accesso e pressione sulle strutture. Inoltre, la carenza di “Ospedali di Comunità”, strutture intermedie tra ospedale e territorio, pensate per assistenza non acuta o post‑acuta, è evidente: su 48 previste, ne risulta attiva solo 1, segno che la rete territoriale non è stata rafforzata come invece richiesto dal piano nazionale.
Il rapporto 2025 di AGENAS conferma ciò che molti vivono sulla propria pelle: in Italia coesistono due sanità. Da un lato eccellenze consolidate, dall’altro un Sud dove la qualità delle cure è spesso compromessa.











