Il 7 dicembre 1984, a Bagheria, in provincia di Palermo, la mafia colpisce ancora una volta, prendendo di mira una persona che non aveva nulla a che fare con le faide interne alle cosche: Pietro Busetta, cognato di Tommaso Buscetta, il noto ex boss dei due mondi.
Busetta, uomo rispettato nella comunità e considerato una figura estranea agli affari criminali del cognato, fu ucciso in un agguato che si inseriva nel clima di violenza che attraversava la Sicilia in quegli anni. La sua morte non fu casuale: rappresentava un messaggio intimidatorio nei confronti di Tommaso Buscetta, il quale già si trovava al centro di delicate dinamiche di potere mafiose, pur essendo lontano dalla gestione diretta delle cosche.
Tommaso Buscetta, che in seguito avrebbe scelto di collaborare con la giustizia italiana e statunitense, contribuendo a smantellare intere reti criminali e a mettere in ginocchio la mafia siciliana, perse con l’omicidio del cognato un familiare innocente e prezioso. La vicenda di Pietro Busetta rappresenta uno dei numerosi episodi in cui la criminalità organizzata non risparmia neppure chi non ha responsabilità dirette, segnando profondamente il tessuto sociale della Sicilia.
L’assassinio di Busetta dimostra come la mafia utilizzi la violenza non solo per interessi materiali o economici, ma anche come strumento di intimidazione e controllo sociale, colpendo chiunque possa rappresentare un legame o un ostacolo per chi opera nell’ombra. La morte di Pietro Busetta resta uno dei simboli della tragedia delle “vittime innocenti” della criminalità organizzata, testimoni silenziosi di un’epoca di paura e sopraffazione, prima che la collaborazione di pentiti come Tommaso Buscetta consentisse alla magistratura di infliggere colpi significativi alle cosche.
Pietro Busetta, imprenditore onesto e dedito alla famiglia, fu assassinato il 7 dicembre 1984 a Bagheria a 62 anni, soltanto per essere il cognato di Tommaso Buscetta, senza alcuna sua responsabilità. Uomo laborioso, aveva fondato una fabbrica di porcellana e oggettistica, gestita con cura e passione insieme alla famiglia. La sua morte sconvolse la vita dei familiari, in particolare del figlio Giovanni, che ricordò la tragedia, la confusione e la paura dei giorni successivi, vivendo per dieci anni sotto scorta.
La famiglia subì isolamento e sospetti dalla comunità, ma Giovanni scelse di restare a Bagheria e continuare l’attività paterna con dignità. Solo anni dopo, con la morte di Tommaso Buscetta nel 2002 e, più recentemente, con l’intitolazione ufficiale della sede dell’ex fabbrica nel 2023, Pietro Busetta ha potuto riacquistare la sua memoria e dignità, ricordato oggi come uomo onesto e vittima innocente del terrorismo mafioso.










