A 40 anni dall’uccisione del giornalista Giancarlo Siani, il ricordo del dossier che non fu mai ritrovato continua a gettare ombre su una vicenda che è già nota nelle sue linee principali, ma che conserva molte zone d’ombra. Questo dossier, di cui Siani parlava con un’amica, conteneva fotografie, materiali e notizie non ancora pubblicate, legate alla sua attività giornalistica. Il suo destino è rimasto un mistero, un po’ come l’agenda rossa di Paolo Borsellino: sparito nel momento della verità, forse mai cercato con la dovuta attenzione, forse occultato da forze interessate a mantenere in ombra certi retroscena.
Cosa sappiamo del dossier
Il dossier è citato in alcune corrispondenze tra Siani e Chiara Grattoni, una sua conoscente a Bologna. In una lettera, Siani scrive: «Abbiamo foto bellissime e notizie che nessuno ha mai pubblicato». Siani aveva anche predisposto, come segnala la corrispondenza, uno schizzo di copertina del dossier, segno che l’opera era concreta e in via di elaborazione.
Il Mattino, il quotidiano per cui Siani scriveva, nel libro “Per Giancarlo Siani. Dalla verità sul delitto al mistero del dossier” ricorda questo materiale come elemento centrale per comprendere non solo la sua professione e i suoi ultimi giorni, ma anche possibili cause e moventi non ancora sufficientemente approfonditi.
Le domande che restano
- Dove è finito il dossier?
Non è chiaro se il dossier sia stato rimosso dall’auto di Siani, sottratto, oppure mai preso in consegna ufficialmente dai colleghi o dagli investigatori. Non è stato trovato tra i beni rinvenuti la sera del delitto. - Chi ne aveva contezza?
È incerto chi fosse al corrente dell’esistenza del dossier al di fuori del giornale, delle amicizie personali come quella con Chiara Grattoni, e del cerchio stretto di colleghi e familiari. Se il materiale fosse così sensibile, è possibile che qualcuno con poteri di controllo lo avesse monitorato o intercettato. - Se il dossier fosse esistito, cosa conteneva?
Sembra che contenesse informazioni su elezioni, affari dei clan, collegamenti territoriali del clan Nuvoletta, forse nomi che avrebbero coinvolto imprenditori o amministratori locali. Materiale che, se confermato, avrebbe potuto ampliare la comprensione delle ragioni del delitto. - Perché non è emerso nei processi giudiziari?
Non figura negli atti processuali come prova acquisita: né come documento ritrovato, né come materiale sequestrato. Ci sono state inchieste giornalistiche che l’hanno ricostruito solo attraverso testimonianze, lettere, ricordi orali.
Il parallelo con l’agenda rossa di Borsellino
Il mistero del dossier di Siani richiama inevitabilmente l’agenda rossa di Paolo Borsellino, sparita dopo la strage di via D’Amelio nel 1992:
Anche per l’agenda rossa resta incerto chi la prese, dove finì, e perché non emerse nei procedimenti giudiziari con il dovuto peso, nonostante fosse ritenuta un possibile “archivio segreto” di appunti, telefoni, sospetti.
Nei due casi – Siani e Borsellino – la sparizione di documenti potenzialmente decisivi alimenta il sospetto che ci fossero poteri, interni o esterni, interessati a celare verità scomode.
Perché il dossier scomparso è importante oggi
Potrebbe contenere elementi mancanti nella ricostruzione storica del delitto. Il suo ritrovamento, o almeno una ricostruzione più precisa del suo contenuto, permetterebbe di lasciare meno spazio al dubbio su mandanti e responsabilità collaterali. La memoria storica si costruisce anche sui documenti, non solo sulle condanne: il dossier è un simbolo del fatto che la verità non fu interamente raccolta, o forse non fu cercata con la radicalità necessaria.
Il mistero del dossier sparito è uno dei fantasmi della storia italiana recente: un pezzo mancante che spinge a continuare a chiedere, a interrogare, a scavare. Non si tratta di cospirazioni prive di prove, ma di lacune reali, riconosciute persino da chi ha scritto oramai i libri e raccolto le lettere.
Come l’agenda rossa, il dossier di Siani ci ricorda che la giustizia non è fatta solo di sentenze, ma anche di verità documentate, di trasparenza, di rispetto per la storia. Che non si piega, ma resta vivo nella memoria. E che si merita risposte.











