“Un brand per l’antimafia”: intitola così l’articolo pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” a novembre del 2017 per sponsorizzare il brand d’abbigliamento registrato dal cantante neomelodico Tony Colombo. Un articolo riportato integralmente nell’ordinanza che ha decapitato “il nuovo clan Di Lauro”, nato sotto le direttive di Vincenzo Di Lauro, secondogenito di Paolo alias Ciruzzo ‘o milionario. Dalle indagini è per l’appunto emerso il ruolo di socio occulto di Vincenzo Di Lauro che avrebbe finanziato alcune spese riconducibili all’azienda avviata dal marito di Tina Rispoli.
L’autore dell’articolo, dopo aver dissertato su argomenti strettamente riguardanti la città di Corleone e sul ruolo che la cittadina ha ricoperto agli occhi dei siciliani, in quanto epicentro della mafia vincente, si sofferma su quella che definisce “l’ultima trovata”, quella cioè di creare un marchio che prende spunto dal nome della cittadina, e che avrebbe avuto origine nel capoluogo partenopeo.
A tale scopo, riporta alcuni passi di un’intervista telefonica rilasciata da Giosuè Amirante, uno dei collaboratori di Tony Colombo il quale rivela che il cantante neomelodico di origini siciliane si sarebbe lasciato ispirare dal nome del paese d’origine del “capo dei capi” di Cosa Nostra Totò Riiina, senza aver fatto alcuna associazione tra fatti e persone.
Il 27 luglio del 2017 la Corleone Clothing di Tony Colombo registra il marchio “Corleone since 2017” nell’ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale. Vincenzo Di Lauro sarebbe il “socio occulto in quanto co-finanziatore delle spese di stampa dei capi e di altre spese di gestione”. Il ruolo del figlio del boss di Secondigliano, però, sarebbe diventato “palese” nella distribuzione dei capi di abbigliamento attraverso il negozio ‘Different 360’ di Luisa D’Avanzo. Gli inquirenti scoprono che nella stessa bottega lavorano la cognata Luisa Porcino, Emanuela Gargiulo, moglie di Nunzio Di Lauro, Assunta Mosca, fidanzata di Raffaele Di Lauro e Carolina di Blasio, moglie di Antonio Di Lauro.
Vincenzo Di Lauro avrebbe finanziato anche con assegni la stampa del marchio sui capi di abbigliamento, restando in stretto contatto con Tony Colombo.
I carabinieri analizzano il portale ufficiale del marchio, dal quale emerge che la vendita dei prodotti avviene attraverso il negozio Different 360, gestito dai familiari di Di Lauro. Addetto alle vendite è proprio Giosuè Amirante, con precedenti per “ricettazione, evasione dagli arresti domiciliari e calunnia”. Si tratterebbe di “un soggetto gravitante nell’area Di Lauro”. Ufficialmente, sul profilo facebook si professa “manager di artisti”.
Giosuè Amirante pubblica su facebook una foto, celebrando l’arrivo del “grande Luca Sepe, direttamente da Radio Kiss Kiss”, nel negozio del marchio Corleone. I carabinieri identificano Vincenzo Di Lauro insieme ad altri collaboratori. In un’altra foto appare Lele Mora in compagnia di Tony Colombo. E poi ci sono le pubblicità acquistate sul Corriere dello Sport.
Alcune informazioni esaustive in tal senso emergono anche dalle intercettazioni: “Il cantante gli ha pulito tutti i soldi” dice Maria Liberti, una delle indagate dai carabinieri, mentre parla con un’amica. La donna, ignara di essere intercettata, esalta il ruolo di Tina Rispoli, “capace di raddoppiare i suoi investimenti e ha fatto un marchio di abbigliamento”. Un marchio, ma anche “magazzini che hanno aperto all’estero, per questo motivo Raffaele andò in Grecia…comunque loro mo stanno a posto perché il cantante gli ha ripulito tutti i soldi, tiene un mestiere che ha potuto pulizziare il marchio che tengono…capito?”.