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Arrestato a Barcellona uomo del clan Mariano: la storia del “clan dei picuozzi”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
22 Gennaio, 2016
in Cronaca, In evidenza
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Arrestato a Barcellona uomo del clan Mariano: la storia del “clan dei picuozzi”
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quartieri-spagnoli-napoliIl Clan dei Mariano, particolarmente attivo tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli, detto anche clan dei “Picuozzi”, – dal nome del caratteristico cordone che ciondola dal saio dei monaci – ha vissuto anni gloriosi durante la prima metà degli anni Ottanta, dopo il tramonto dei cutoliani, attraverso l’ascesa dei fratelli Salvatore, Ciro e Marco, già gregari dei fratelli Giuliano quando vennero arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla Nuova Famiglia del 1984.

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Il clan dei Mariano è stato in guerra prima con i Faiano (i Di Biasi), e poi con l’Alleanza di Secondigliano agli inizi degli anni novanta per il controllo dei Quartieri Spagnoli.

Ciro è stato il boss indiscusso del clan dei picuozzi, controllava la zona dei Quartieri spagnoli con la droga, le estorsioni ed il lottonero. Amante della bella vita, degli alberghi a cinque stelle e dei locali alla moda, Ciro è stato un boss diverso dagli altri. Mentre era in guerra a Napoli, già latitante, dava ordini da lontano ai suoi fedelissimi frequentando ristoranti del centro di Roma. Già sposato con Concetta Tecchio, si invaghì di una donna del Vomero, quartiere bene della città di Napoli, Francesca Bourelly, figlia di un ingegnere, per la quale lasciò la moglie. La contiguità dei mondi sociali ed economici che caratterizzano la Napoli degli anni ottanta trovò in questa vicenda un episodio paradigmatico del livello di infiltrazione camorristica nella vita cittadina. Ciro Mariano, grazie a quella relazione, si illuse di diventare imprenditore, ma non ne aveva né la stoffa né la capacità manageriale. Mentre Marco, fratello minore di Ciro e Salvatore, – entrambi ancora in carcere – è stato scarcerato alla fine del marzo 2009, dopo vent’anni di reclusione, per “fine pena”, giunta 15 mesi prima per i meccanismi di sconto dovuti al tempo trascorso in carcere e alla buona condotta. Pur avendo dichiarato la sua intenzione di voler rimanere lontano dagli ambienti di camorra in una lettera pubblicata il 3 maggio sul Giornale di Napoli, la sua scarcerazione, secondo gli investigatori, è alla base di profondi mutamenti negli equilibri criminali nei quartieri spagnoli.

I superstiti del clan avrebbero tentato di riorganizzarsi intorno al fratello dello storico capo dei picuozzi, unendosi in alleanza con i clan degli Esposito, dei Lepre della zona del Cavone e degli Elia del Pallonetto di santa Lucia, a questo sodalizio si sarebbe unito anche il clan di Salvatore Terracciano, detto o’nirone, dei quartieri spagnoli, nonché padre di Emanuela, condannata a dieci anni di reclusione per l’assassinio del giovane Nicola Sarpa nella notte di capodanno del 2009, nei quartieri spagnoli, sparando dei colpi di pistola in aria durante i festeggiamenti.

Nei quartieri spagnoli, in seguito alla caduta dei clan Di Biase e Russo, è emerso il gruppo dei Ricci, facente capo al pregiudicato Enrico Ricci, ex commerciante, ed ai suoi due figli, alleati dei Sarno di Ponticelli.

I Ricci sono alleati anche con Antonio D’Amico, detto “fravulella”, uomo di fiducia del clan dei Sarno.

Tra suggestioni e possibili ricostruzioni, il “clan dei picuozzi” è nuovamente balzato agli onori della cronaca in seguito all’arresto dei carabinieri del nucleo investigativo di Napoli, coadiuvati dal servizio di cooperazione internazionale di Polizia e dalla polizia spagnola, del latitante Antonio Castaldo, 41enne di Brusciano, ritenuto affiliato al clan «Mariano», avvenuto all’aeroporto internazionale di Barcellona.

Castaldo era ricercato da settembre scorso, quando si era sottratto all’arresto perché colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda, per associazione di tipo mafioso, detenzione illecita di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivi di armi comuni e da guerra e ricettazione. Nel corso della stessa operazione condotta dai Carabinieri erano state arrestate 43 persone tra Napoli, Caserta e Milano.

Secondo quanto accertato dai carabinieri, nel corso della latitanza, Castaldo si era spostato tra Amsterdam, Londra e la Spagna dove ora si trova richiuso in un istituto penitenziario in attesa dell’estradizione.

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Una lite tra adolescenti, nata secondo le prime ricostruzioni da una contesa sentimentale, si è trasformata in una brutale aggressione nel cuore del Vomero. Per il pestaggio del padre intervenuto in difesa delle figlie, avvenuto nella notte tra sabato 10 e domenica 11 ottobre in zona piazza Vanvitelli, sono stati identificati una decina di giovani, quasi tutti minorenni. Nel gruppo ci sarebbero anche i figli di due poliziotti. Le responsabilità individuali sono ancora al vaglio degli investigatori.  L’inchiesta è coordinata dalle Procure ordinaria e per i minorenni di Napoli. I carabinieri stanno ricostruendo le diverse fasi della vicenda e il ruolo di ciascun partecipante, anche attraverso i filmati dell’aggressione circolati in rete. La lite tra ragazze e l’intervento del padre Secondo la ricostruzione investigativa, tutto sarebbe cominciato con un diverbio tra giovanissime, legato a una presunta rivalità sentimentale. La discussione sarebbe degenerata in un’aggressione ai danni delle figlie dell’uomo e di una loro cugina. Una delle ragazze sarebbe stata colpita da un giovane arrivato in scooter. Avvertito di quanto accaduto, il padre è intervenuto per affrontare il ragazzo. Da lì la situazione sarebbe precipitata: il giovane avrebbe chiamato in aiuto alcuni amici e l’uomo sarebbe stato circondato e picchiato ripetutamente, anche quando era già a terra. Il pestaggio ha avuto conseguenze gravissime. Durante l’aggressione, un mezzo per la raccolta dei rifiuti ha investito l’uomo, schiacciandogli una gamba. Trasportato all’ospedale Cardarelli, è stato sottoposto a cure e a un intervento chirurgico. Il rischio di amputazione, temuto nelle prime ore, è stato scongiurato. Anche una delle figlie ha avuto bisogno di assistenza medica.  Una decina di giovani identificati, quasi tutti minorenni I primi accertamenti hanno portato all’identificazione di otto ragazzi, sei maschi e due femmine. Gli sviluppi più recenti parlano complessivamente di una decina di giovani individuati. Tra loro ci sarebbero anche due figli di appartenenti alle forze dell’ordine. A preoccupare è anche quanto sarebbe accaduto dopo l’aggressione. La famiglia avrebbe ricevuto minacce e insulti sui social, con le figlie dell’uomo nuovamente esposte a intimidazioni. La vittima ha riferito di essere particolarmente preoccupata per la loro sicurezza.  Piazza Vanvitelli, arriva il presidio interforze Dopo il pestaggio, il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto l’istituzione immediata di un posto fisso interforze in piazza Vanvitelli. Il dispositivo prevede la presenza a rotazione di equipaggi delle forze dell’ordine, della polizia locale e della polizia metropolitana. La misura si aggiunge ai controlli rafforzati già previsti per alcune aree del Vomero, con pattugliamenti e vigilanza nelle ore considerate più delicate, in particolare durante le serate del fine settimana. L’obiettivo dichiarato è prevenire nuovi episodi di violenza e garantire maggiore sicurezza a residenti, commercianti e frequentatori della zona.  Per sabato 17 ottobre è stata inoltre annunciata una mobilitazione pacifica promossa da famiglie del quartiere, con l’obiettivo di esprimere solidarietà all’uomo aggredito e alle sue figlie e chiedere una presenza più costante delle istituzioni.  Una violenza che non può essere liquidata come una bravata La vicenda di piazza Vanvitelli impone una riflessione che va oltre la dinamica della lite e l’identificazione dei singoli partecipanti. Se una discussione tra adolescenti può trasformarsi in un pestaggio di gruppo, se un uomo finisce in ospedale con lesioni gravissime e se la sua famiglia teme nuove ritorsioni dopo aver denunciato, il problema non può essere archiviato come una semplice lite tra ragazzi. La risposta deve passare dall’accertamento delle responsabilità, dalla tutela della vittima e dei familiari e da interventi capaci di prevenire nuove aggressioni. 

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