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Forcella, rabbia e commozione ai funerali di Maicol Giuseppe Russo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
5 Gennaio, 2016
in Cronaca, In evidenza
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Forcella, rabbia e commozione ai funerali di Maicol Giuseppe Russo
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1462933_0160105_073500Ancora una volta, Forcella si vede costretta ad indossare gli abiti più luttuosi e funerei per porgere l’ultimo saluto ad un’altra vittima innocente caduta sotto l’assedio dei colpi d’arma da fuoco che scandiscono l’ennesima faida di camorra.

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Non si è svolta la fiaccolata prevista per ieri sera in piazza Calenda, il luogo in cui la sera del 31 dicembre venne assassinato Maicol Giuseppe Russo.

Un gruppo di amici della vittima ha sistemato davanti al bar nel quale si scatenò la furiosa sparatoria poco prima del consueto cene di capodanno alcune lenzuola bianche riportanti le frasi «Non si può morire per errore. Maicol sempre nei nostri cuori», «Ciao al nostro Gigante» e ancora «Non merita l’etichetta di camorrista, dategli il giusto onore».

Stando alle indagini in corso, probabilmente il 27enne è stato ucciso per errore: i sicari lo avrebbero scambiato per un giovane del clan Giuliano. I funerali di Maicol si sono svolti, invece, stamane alle 7 nella chiesa della Annunziata, alla Maddalena.

Così, prima dell’estremo saluto, Forcella ha voluto urlare la sua rabbia contro chi ha ucciso Maikol Giuseppe Russo, ma anche contro chi gli ha frettolosamente attribuito l’etichetta di «camorrista».

Mentre a comprova della condotta onesta del giovane i suoi amici hanno anche postato su facebook un video in cui si vede Maikol Giuseppe vendere calzini, la sua attività, dicono, «nient’altro che questo nella sua vita».

«Chi sta nel ‘sistema camorra’ – dicono i ragazzi promotori della ‘lenzuolata’ di ieri sera – certo non venede i calzini…Altro che boss!».

Secondo gli investigatori non c’è alcuna certezza che il 27enne, che aveva solo piccoli precedenti, fosse il reale mirino dei sicari. Le modalità dell’agguato sono di chiaro tipo camorristico, ma forse i killer volevano colpire qualcun altro, probabilmente un rampollo di qualche storica famiglia malavitosa della zona. O siamo in presenza dell’ennesima ‘stesa’, così hanno battezzato i raid in motocicletta che, da tempo, gruppo di giovani delinquenti appartenenti a clan in lotta mettono in atto con sortite nei diversi quartieri diventati terra di conquista dopo la disgregazione di alcune famiglie storiche. Il giovane si trovava dietro ad una pianta e forse non è stato visto dai sicari quando hanno iniziato a sparare all’impazzata. Russo è stato raggiunto da un unico colpo al capo proveniente da un’arma automatica che ha cominciato a sparare decine di metri prima dell’arrivo in Piazza Calenda.

“Una vittima innocente, come altri, come troppi. Dobbiamo aprire gli occhi stanchi e bagnati dalla morte di troppi innocenti. Ci sentiamo in pericolo, abbiamo paura qui come in altri quartieri. Questo è un rione di gente santa”. Con queste parole don Luigi Calemme, durante i funerali ha commemorato la morte di Maikol Giuseppe Russo. Nella chiesa dell’Annunziata, nel quartiere Forcella, in tanti, nonostante i funerali si siano celebrati alle ore 7.30 del mattino, hanno voluto dire addio al ragazzo, ennesima vittima della cosiddetta ‘stesa’, raid in motocicletta che, da tempo, gruppi di giovani delinquenti appartenenti a clan in lotta mettono in atto con sortite nei diversi quartieri. In chiesa i genitori di Maikol, Antonio e Carmela. E poi gli amici, la gente del quartiere che da giorni esprime rabbia e respinge la definizione del 27enne come di ‘camorrista’. «Una vittima innocente”, ha ripetuto don Luigi, uno dei parroci de Il popolo in cammino, movimento nato all’indomani della morte di Genny Cesarano (presente anche il suo papà), ucciso a 17 anni, lo scorso mese di settembre durante un’altra ‘stesa’ nel quartiere Sanità. In un quartiere, Forcella, che ha già contato altre vittime innocenti di camorra come Annalisa Durante, uccisa a 14 anni, Don Luigi ricorda il miracolo della resurrezione di Lazzaro e rivolgendosi a Maikol dice: «Alzati e veglia sugli altri ragazzi di Napoli sperando in un futuro senza paura». All’esterno della chiesa, gli stessi striscioni esposti ieri su numerosi balconi di Forcella per gridare l’innocenza di Maikol e per chiedere giustizia.

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